martedì 16 settembre 2014

In-k-glorious al Festival della Filosofia. L’arte dell’Irezumi a Modena.


Modena ha indossato l’abito delle grandi occasioni, durante il fine settimana appena trascorso. Il Festival della Filosofia ha animato, come ormai da tradizione, le strade e le piazze della mia città, per una quattro giorni sotto il segno della “Gloria”, il tema cardine di questa edizione.


Fra le tante (belle) iniziative in programma, ce n’è una in particolare che ha catturato la mia attenzione. Si tratta di In-k-glorious, una mostra dedicata all’arte giapponese dell’Irezumi, antica tecnica di decorazione del corpo, allestita all'interno della galleria d'arte THC di via Carteria.


Irezumi, rappresentato con i kana 入れ墨 (o 入墨), è letteralmente traducibile con “inserire inchiostro” (da “ireru”-inserire e “sumi”-inchiostro). Irezumi, oggi sinonimo del termine Horimono 彫り物, (o 彫物) (da “horu”-inscrivere e “mono”-qualcosa), identifica l’arte del tatuaggio nella cultura nipponica, pur se, in origine, i due vocaboli rispondevano a connotazioni differenti. Irezumi rimandava infatti al concetto di appartenenza, indelebile e perenne, ad una casta o clan, con forte connotato punitivo. Affonda le sue radici nell’idea di tatuaggio come elemento di distinzione fra carcerati e uomini liberi. Fino alla metà del XVII secolo [usanza successivamente ripresa anche In epoca Meiji (1868-1912)] era infatti pratica comune il “marchiare” i criminali con tatuaggi identificativi. Di qui, la vasta diffusione della tecnica fra i componenti della Yakuza.

Horimono rimandava invece ad un’accezione più artistica del termine. 
Il tatuaggio conserva tutta la sua carica simbolica e l’elemento di forte tradizionalità, ma ha una sfumatura prettamente grafica ed incarna la scelta di chiunque intenda decorare il proprio corpo per puro gusto estetico, indipendentemente dalle appartenenza sociali e dallo stile di vita.
Una cultura affascinante, ricca di tradizione, simbolismi e ritualità. 
Una forma artistica di elevatissimo spessore, quando rappresentata nelle sue forme più alte (sono pochissimi, i maestri riconosciuti ed in attività, che esercitano tale arte nella sua forma originaria). Certamente, l’emblema di una scelta di vita, che segna indelebilmente chi la accoglie sulla propria pelle e finisce per affascinare chi si trova a rimirarla.

Il più grande esponente contemporaneo dell'Horimono, tutt'oggi in attività, è il maestro Horiyoshi III. Il museo da lui fondato nell'anno 2000, nei pressi della stazione di Yokohama e gestito dall'abile moglie Nakano Mayumi, è punto di riferimento per gli appassionati di tutto il mondo. La leggenda vuole che Yoshihito Nakano (classe 1946) rimanga folgorato, ancora ragazzino, alla vista del tatuaggio di un esponente Yakuza nei bagni pubblici. La curiosità verso quell'opera d'arte che ricopre l'intero corpo dell'uomo lo spinge alla corte del maestro Shodai Horiyoshi (Horiyoshi I, nome d'arte di Muramatsu Yoshitsugu). La mano sapiente del figlio, Horiyoshi II, gli incide sulla pelle il primo tatuaggio e lo rapisce irrimediabilmente. A 25 anni, Nakano diventa discepolo di Horiyoshi II, prima di entrare definitivamente nella leggenda, con l'epiteto onorifico di Horiyoshi III. Un epiteto riservato a pochi eletti, tramandato di padre in figlio o di maestro in discepolo. Horiyoshi IV, con tutta probabilità, sarà il figlio del maestro Nakano, Kazuyoshi, anche se diversi altri suoi discepoli, quali Horitaka o Horikitsune (Alex Reinke all’anagrafe, tedesco di nascita, curiosa storia la sua), hanno assunto negli anni una notevole fama.
Ricevere l'onore di un horimono inciso per mano del maestro Horiyoshi III è evento tanto raro, quanto costoso. Si stima che le cifre per un tatuaggio full-body arrivino ad aggirarsi anche sui 75.000€. Cifre stratosferiche, per pochi appassionati, pronti a sottoporsi a lunghe e parecchio dolorose sedute per fregiarsi di questo privilegio.


L'Horimono originale viene infatti realizzato seguendo l'antica tecnica del Tebori (手彫り), da "te"-mano e "horu"-incidere. La principale differenza con i metodi moderni di incisione sta nel fatto che l'inchiostro viene iniettato sotto pelle utilizzando una stecca di bambù alla cui estremità sono fissati diversi aghi. Il maestro tatuatore ottiene la trama desiderata conficcando quindi manualmente gli aghi sotto cute, con rapidi e precisi movimenti della mano, che indirizzano la stecca di bambù, direzionandola a piacimento. Si tratta di un procedimento ovviamente molto più lento di quanto non consentano di ottenere oggi le pistole automatiche che iniettano l'inchiostro sotto l'epidermide, ma quello che garantisce è la capacità unica di ottenere gradazioni infinitesimali di tonalità e sfumature difficilmente replicabili con le macchine.


L'Horimono tradizionale è anche notevolmente più doloroso, tanto che una seduta di Tebori difficilmente dura oltre le tre ore, per raggiunto limite di sopportazione. La pelle guarisce in minor tempo, si infiamma meno e sanguina in maniera inferiore rispetto ai trattamenti moderni effettuati a macchina, ma il dolore fisico tende a durare più a lungo, somigliando nel concreto più ad un livido che ad una scottatura. Per questo motivo, gli Horimono più complessi possono richiedere spesso diversi anni, prima di vedere la conclusione.


Scegliere di decorare il proprio corpo con un Horimono eseguito secondo l'arte tradizionale del tebori richiede pazienza, dedizione, senso estetico e sopportazione del dolore. 
Proprio quest'ultimo aspetto ha determinato la grande diffusione dell'Irezumi fra i membri dei clan yakuza, in una sfida aperta al dolore, testimonianza di coraggio e sprezzo della paura. 
L'Horimono, oltre che sotto il profilo tecnico, deve rispettare anche criteri grafici ed estetici, per essere classificato tale. 
Gli elementi ricorrenti trovano la propria collocazione storica nel folklore e nella tradizione giapponesi: la carpa, il drago, la tigre, i demoni ed i fiori più carichi di significati mistici e trascendenti, quali il ciliegio o la peonia. 


Anche i Kara-jishi, ossia gli abbinamenti fra gli elementi raffigurati, risultano rigorosamente codificati: dragone con crisantemo, leone con peonia, demoni con serpenti e così via. Un intreccio diabolicamente caotico ed estremamente lineare al tempo stesso, che trova la sua ragion d'essere nella posizione relativa e nelle sfumature della raffigurazione. Un mosaico dalle tinte perfettamente accostate che calamita lo sguardo ed eleva l'incisione ad opera d'arte.
Di non secondaria importanza, con riferimento soprattutto all'Irezumi, la scelta delle aree di cute da destinare alla decorazione. A titolo di esempio, copertura integrale di schiena, glutei e metà coscia per gli esponenti dei vari clan yakuza. Incisioni che si protraevano poco al di sotto delle spalle, e sul petto, lasciandone tuttavia scoperta la parte centrale, in modo da non interferire con l'utilizzo del tradizionale kimono.    

La mostra allestita in centro a Modena ed ospitata dalla galleria d'arte ed architettura THC è stata di grande interesse e notevole impatto. Un'installazione eseguita con gusto da Silvia Cavalieri ed Eva Ferrari, titolari della galleria e curatrici della mostra in collaborazione con il giovane fotografo leccese Alessandro Migliore e visivamente di forte coinvolgimento. 


In-k-glorious il nome dello spazio, a ricalcare l'essenza del tema portante di questa edizione del Filosofia Festival, la Gloria. Fotografie, pannelli stampati, video, disegni e ritratti delle decorazioni del maestro Horitoshi I hanno rubato la scena, sotto l'occhio vigile di Dragold, il dragone realizzato in carta con scaglie multicolore, frutto della fantasia dell'artista Elena Borghi, ad incombere dall'alto sulle nostre teste.


Un Irezumi tosto, ruvido ed essenziale, quello del maestro Horitoshi I, che da 45 anni custodisce l'arte del Tebori nel quartiere di Ikebukuro, a Tokyo. 
Le fotografie di alcune delle sue più riuscite incisioni hanno colpito l'attenzione mia e quella di tanti altri, che, come me, hanno riempito la sala con occhi sgranati e bocca semiaperta.
A Silvia ed Eva, titolari della galleria d'arte ed architettura THC, il difficile compito di edurre gli astanti (per lo più a digiuno della tematica) con poche, semplici parole su una tecnica così densa di sfumature e ricca di simbolismo e significati.
Un evento senza dubbio originale, molto riuscito e ben inserito nel contesto che lo ha ospitato. 



Sono del parere che il tatuaggio in quanto tale, inteso come forma espressiva di libera scelta, acquisti una propria ragion d’essere nel momento in cui assolve al duplice compito di comunicare un messaggio a chi lo ammira ed al tempo stesso racchiuda un significato di cui il possessore sia appieno consapevole. In questo senso, se non altro per la perseveranza ed il tempo tecnico richiesti, l’Irezumi non può che essere classificato come forma artistica di decorazione corporale. Un’arte che trascende la fugace infatuazione per il tatuaggio intriso del solo valore estetico soggettivo e da esso si discosta nettamente. E’ processo estremamente profondo e complesso, che mischia sotto pelle inchiostro, tradizione ed arte. Un segno distintivo di fronte al quale, indipendentemente dall’essere amanti o meno del tatuaggio, credo non si possa fare a meno di restare incuriositi ed ammaliati. Un’opera d’arte a tutto tondo.

Infine due considerazioni prettamente personali.
Un piccolo rammarico per non aver potuto assistere di persona alla performance live di sabato pomeriggio, nel corso della quale il tatuatore giapponese Toshihide, membro della famiglia Horitoshi, ha pubblicamente realizzato una decorazione horimono all'interno dello spazio mostra THC.

E una gradita sorpresa nel ritrovare una vecchia amica, con cui abbiamo diviso i banchi di scuola delle medie e del liceo, nelle vesti oggi di curatrice della mostra, nonché titolare della galleria. Non la vedevo da quegli anni, ma è stato bello fermarsi per un attimo a parlare insieme di Giappone, di scuola e di percorsi di vita. 

2 commenti:

  1. ma che dire!!??? grazie filippo, grazie di cuore e complimenti per la preparazione!! averlo saputo prima ti avrei rubato qualche ora per spiegare ai visitatori quanto esposto :)
    questo è il nostro contatto: https://www.facebook.com/THCArchitectureVisualCommunication?ref=hl
    dove postiamo foto degli eventi e avvisiamo della programmazione in corso, spero di rivederti presto, è stata una bellissima sorpresa tutto quanto!! grazie ancora! silvia

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Già, proprio una bella sorpresa! L'avresti mai detto che dopo tanti anni ci saremmo rivisti proprio sotto ad un groviglio di tatuaggi?
      Chissà, magari la prossima volta troviamo davvero modo di collaborare ;) ... in effetti la cultura giapponese offre tantissimi spunti interessanti, che si coniugano alla perfezione con il vostro spazio!
      Complimenti per la vostra creatività, a presto!

      Elimina