sabato 7 giugno 2014

Run 5.30 - Non solo corsa

... dove 5.30 non sta per la distanza, ma per l'orario di partenza.


Le cinque e mezza, di mattina, ovviamente.
E correre all'alba, inutile negarlo, ha sempre il suo fascino. Correre mentre il sole si alza all'orizzonte, sia che i propri passi gli si muovano incontro, sia che lo si percepisca salire alle proprie spalle, trasmette qualcosa di epico. Fa sentire piuttosto eroici.

Anche quest'anno, noi c'eravamo! 
Strappo alla regola, per l'occasione: bimbi a nanna dai nonni. Io e Francesca invece, levataccia, sbadigli, braga corta con il cielo ancora buio e via in ciclo fino alla partenza.
L'anello del parco Novi Sad, a Modena, nel piazzale della facoltà di Economia, dove abbiamo sgobbato sui banchi per 4 anni, stamattina era un mare sconfinato di maglie arancioni. Visi noti, in mezzo alla folla, e cenni di intesa con chi suda insieme a noi ogni settimana, ma anche, soprattutto direi, facce sconosciute. 
Belle, sorridenti, rumorose. 
Giovani, parecchio giovani.
Sono diventati loro i veri protagonisti di questa 5,30, relegando noi, che amiamo considerarci "veri runners" al ruolo di comprimari, per una volta.
E non è detto sia un male.


Tutto è partito da qui, da Modena, 5 anni fa.
Era il 2009, quando quello strano logo del podista col piedone stilizzato in primo piano ha fatto capolino fra le tende delle società sportive. L'idea era intrigante, faceva sorridere. Ritrovarsi all'alba di un giorno feriale per correre in maniera organizzata, che follia! Ci mancava solo questa, in fondo, per completare il quadro "patologico" che accomuna noi podisti. Un'occasione ulteriore per fregiarsi di essere un corridore, con orgoglio, di fronte agli occhi sgranati di chi ci sentiva decantare quest'ultima stranezza.
Bisognava esserci, non perdere l'occasione.
Allora, come stamattina, noi c'eravamo.
Ieri, faticavamo ad arrivare ai 600, ognuno con la propria maglietta tecnica da battaglia ed il Garmin al polso.
Oggi, certamente oltre 3.000, tutti giovanissimi, con la maglietta arancione griffata 5.30, smartphone in mano ed auricolari sballonzolanti.

Ieri, la 5.30 la correva solo chi correva sempre.
Oggi, la 5.30 la corre soprattutto chi corre raramente, per non dire mai.


Lo ribadisco, non credo sia un male.
In soli cinque anni, la 5.30 si è trasformata da gara podistica a vero e proprio evento mediatico. Ha mantenuto intatto il suo appeal, che affonda le radici nell'originalità della formula organizzativa ed ha saputo far leva sulla lodevole tematica della "promozione di sani stili di vita". Al contempo, ha avuto la lungimiranza di virare in maniera decisa su un target non strettamente di settore, coinvolgendo sapientemente il pubblico dei giovani e dei giovanissimi, specie con campagne mirate nelle scuole. Un target che è ora divenuto quello principale per la manifestazione.


Non mi stupisce che la 5.30 sia divenuta in così pochi anni uno "status" esportato con successo anche al di fuori dei confini modenesi. Anzi, leggo con orgoglio geminiano i feedback positivi che arrivano da Bologna, Venezia, Milano ed ora anche da Roma, Torino e Palermo.
Successo meritato ed appeal mediatico che vanno a braccetto con business
E' l'altra faccia della medaglia, tanto criticata quanto inevitabile, come quei 15€ di iscrizione (10€ per i più tempestivi) che stamattina ho sentito più e più volte condannare.
La mia sensazione è che chi oggi accusa commetta prima di tutto un errore di valutazione, ancor prima che di contenuto, nella misura in cui non fa i conti con quanto sopra: il cambio di target. Quei 15 euro sono una quota obiettivamente spropositata, se commisurata al "pacco gara" (di fatto la sola maglia, peraltro in cotone), al ristoro o all'euro e mezzo su cui si assestano le gare del nostro coordinamento podistico.
Il fatto è che chi corre oggi la 5.30 non paga per questi aspetti. 
Paga per far parte del trend, per esserne componente attiva. 
E 15€, in tal caso, assumono tutt'altra connotazione. Il numero di iscrizioni ne è la riprova più lampante.


Lo ammetto. Abbiamo storto il naso anche noi per il cambio di percorso, validissimo a livello turistico, pessimo in quanto a strettoie ed imbuti, vere e proprie calamità di fronte a questi numeri di partecipanti. Credo si tratti di un aspetto da rivedere in futuro, specie per il mancato passaggio in via Emilia centro, must difficilmente rinunciabile per un modenese.
Tuttavia, di nuovo, sbaglia chi stamattina si è buttato giù dal letto alla ricerca del tempone. Quello che abbiamo fatto magari i primi due anni, sui 5.000 del percorso, ma che oggi hanno avuto la chance di tentare solo quei pochi che hanno sgomitato in prima fila, attaccati al nastro di partenza. Per tutti gli altri (noi compresi, ndr) la folla umana vestita di arancione ha significato solamente un inevitabile 8'/km. in partenza, con buona pace del personal best.


Fra una ciliegia e l'altra al ristoro, ci siamo ritrovati con un senso di insoddisfazione latente. Troppa gente, troppi tratti di passo, troppo assopito quel piacere elitario che ci aveva accompagnato nelle prime edizioni.
Però i ragazzi continuavano ad arrivare a frotte, più di passo che di corsa. Sorridenti, chiassosi, colorati. Ed è una bella immagine, che non può che giovare al movimento podistico stesso, alla città e molto più banalmente ad affrontare bene un venerdì di lavoro.

Non è questa, in fondo, la mission della manifestazione?

Pazienza per il Garmin, vorrà dire che non scaricheremo i dati questa volta.
Per tirare, avremo mille altre occasioni.
In fondo, oggi, la 5.30 è qualcos'altro, non più solo "Run".

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